Dal Sinis con amore, ecco le nuove date del progetto Into the wild woman 2018.

Dal 25 Aprile al 30 Maggio e dal 1 Maggio al 5 Maggio 2018 sono le date fissate dalla psicoterapeuta Silvia della Morte e dal team di Sardinia4Sinis Limolo Activities per il progetto Into the wild woman, giunto ormai alla sesta edizione. Di cosa si tratta? Lo potete leggere in una  sintesi dell’articolo scritto dalla giornalista Alessandra Quattrocchi  per Io Donna WEB del Corriere della Sera.

Turismo attivo, ecosostenibile e soprattutto alternativo. Un Nuovo modo di vivere il Sinis e l’Area Marina Protetta Sinis  Maldiventre.

Dall’articolo di Alessandra Quattrocchi, Io Donna WEB, 3 Luglio 2017.

Daniela, una barca a vela Sparkman & Stephens: quando cambiare rotta vuol dire cambiare vita

“La barca a vela è la migliore delle metafore per una donna che si reinventa”. Daniela Meloni, che mi parla tenendo il timone nel golfo di Oristano, con il maestrale a venti nodi che ci fa inclinare perigliosamente, dovrebbe sapere di cosa parla. Per la barca, per il mare e la natura, ha piantato uno studio da avvocata ben avviato, le consulenze a Roma, insomma la carriera. «Mi ha spinto a cambiare vita la mia passione per il mare. Ho fatto l’avvocato per 15 anni, credo di esserci anche riuscita, ma c’erano troppe incongruenze con quello che sento di essere. Nel mare ritrovo la saggezza e le motivazioni; è la più bella metafora della vita».

Da allora mille progetti: innanzitutto questa barca a vela  Santa Maria su cui navighiamo ma anche le case di Cabras, il bed and breakfast,  il lavoro da chef e operatrice turistica e skipper, innamorata del Sinis e qualcosa di più. Una di queste idee di turismo attivo è nata con Silvia Della Morte, che sorride serafica dall’altra parte del pozzetto come se l’inclinazione della Santa Maria non la inquietasse affatto. Si chiama “Into the Wild Woman”.

La forza del vento, la forza delle donne.

Io invece mi sento poco serafica, sia pure donna selvaggia con altre donne selvagge alla riscoperta delle nostre radici. Perciò ben presto mi appendo alla fiancata – secondo gli ordini – a fare da contrappeso. Quando la barca vira, strisciamo come anguille un po’ goffe da una parte all’altra sotto il boma. Mi scoprirò dopo piena di lividi sulle gambe. «Nel mondo della vela le donne sono ancora guardate dall’alto in basso» dice Daniela. «È uno strumento forte. Ma proprio per questo tira fuori il meglio dell’energia delle donne. Dove non arriviamo con la forza fisica, arriviamo a condurla con l’intuito, l’intelligenza, la sensibilità. Sfruttiamo l’equilibro del vento, della barca, il nostro equilibrio.

Il risultato sarà capire che possiamo riuscire anche da noi stesse. E’ una grande prova di sicurezza». Per questo ci fanno anche timonare. Non una barca qualunque, è un Galatea 41 dei Cantieri Mariver, progettisti Sparkman & Stephens. E’ una barca da regata degli anni Settanta restaurata che fila piena di divertimento, e la forza del vento e delle vele ti entra nel sangue. «La mia energia vorrei che fosse quella di tutte le donne» dice Daniela, «per timonare anche gli aspetti burrascosi della vita quando arrivano».

Silvia della Morte psicologa e ideatrice del progetto

E con le compagne incontrate a Fiumicino, scortate da Silvia, sono arrivata a Limolo, la casa di Daniela a Cabras, dove il giardino esplode di fiori e di erbe aromatiche, con uno sciroppino di limone ad accoglierci. Per cinque giorni percorreremo il Sinis in lungo e in largo con un jeeppone giallo da avventura.
Silvia a Roma è una psicoterapeuta. “Into the Wild Woman” è la sua creatura. «Una specie di trampolino per saltare in nuovi mari», promette. Cinque giorni interamente in gruppo. Perché nel gruppo ci si specchia e si scoprono le proprie vergogne, i propri entusiasmi. In questo modo si entra in contatto insieme con gli elementi della natura ma accuratamente evitando la competizione.

Il corpo e la psiche

Silvia lavora molto con il corpo: perché dei suoi pazienti il corpo le dice più delle parole, spiega. Perché è il corpo a ricordarci che anche la nostra psiche – la nostra coscienza – è fatta di nervi e impulsi che attraversano le cellule. Prima di tutto attraverso il corpo si hanno inaspettate illuminazioni. Io per esempio scopro, nella prima passeggiata fra mare e macchia mediterranea, che mi ostino a salire sulle rovine delle torri spagnole sparse lungo la costa sarda. Però che lo voglio fare da sola e non accetto mani tese o suggerimenti. Perciò mi rendo conto che farcela da sola, secondo me, è l’unico modo di non essere ridicola. Così per il resto della vacanza mi impegno ad accettare tutte le mani tese.

Scoperte, consapevolezze. Promesse.

Prima di tutto mi rendo conto  attraverso il corpo si scopre il calore del sole, il profumo del mare. A Mal Di Ventre, isola deserta dove ci porta la nostra guida Giangi Chiesura, ci siamo solo noi e i gabbiani che nidificano (pochissimo entusiasti del nostro arrivo). Proviamo il SUP, la piroga hawaiana (si pagaia in piedi sulla tavola….o in ginocchio se non si vuol cadere in acqua). Promettiamo al mare di liberarci delle nostre scorie, gettando nell’acqua sassi e rami simbolici.
Dopo poco attraverso il corpo riscopro il piacere del sole in un giardino rugiadoso all’alba. Anche lo stretching di un pilates leggero prima di cena, la bontà dello yogurt e delle marmellate fatte in casa, mi fanno apprezzare tutto in maniera differente dal solito.

La cura di noi stesse passando per la cucina

Daniela è più di una cuoca sopraffina. La sera ci mette ‘in linea’ in cucina, mangiamo fritture e gamberi, mini bocconi prelibati che accostano frutta e pesce. Anche una semplice pasta al sugo profumata di erbe è qualcosa di raro e diverso. Questa cultura del “mangiare consapevole” trionferà in una cena con degustazione di formaggi sardi in cui ci accompagna una esperta. Sogno ancora la consistenza di una caciotta a pasta filante. Io sarei intollerante al lattosio, ma mi butto, e la magia della Sardegna funziona: sto benissimo.