Quando Angelina mi dice che non ce la fa a badare alle mie cose di solito non ci credo perché alla fine mi accontenta sempre trovando sempre una mezz’ora per le mie brochure Sinis Table e tutto quello che le chiedo.

Però a Dicembre non rispondeva più al telefono e ha disertato perfino un invito a cena con spaghetti ai granchi.

Ho finito per crederci perché veramente quando l’ho finalmente sentita era parecchio tesa. L’allestimento della mostra ed il catalogo le stavano prendendo più tempo del previsto e tutto doveva essere stampato in vista dell’inaugurazione.

Museo Cagliari Sinis TableMa quale mostra? “Donna o dea. Le figure femminili nella Preistoria e Protostoria sarda”, al Museo di Cagliari sino al 31.05.2019, espone le statuette ritrovate in Sardegna raffiguranti la donna diversamente stilizzata.  Curata da Silvia Fanni, Marcella Sirigu, Laura Soro e Consuelo Congia, con la direzione creativa di Bruno Meloni ed il progetto grafico di Angelina Annis.

Non sappiamo se ad essere raffigurata fosse la donna in generale o una dea da adorare. Di qui il titolo della mostra che gioendo del beneficio del dubbio, taglia corto sull’annosa questione dibattuta tra tanti studiosi. Certo è che emoziona notare la cura con cui le statuette sono state plasmate da artisti che non avevano certo frequentato corsi o laboratori. Eppure c’è tutto ciò che serve a tramandare nei millenni, l’importanza che la figura femminile doveva avere in quella società. La statuetta trovata a Cuccuru Is Arrius (a cui tengo particolarmente per il fatto che proviene dal territorio in cui abito, Cabras e il Sinis), è seduta sulle proprie gambe e possiede glutei abbondanti. “Steatopigia” in linguaggio tecnico, apprendo dalle agili didascalie che le accompagnano.

E` statica e piccola ma ciò nonostante imponente. Scolpita a tutto tondo ha un’aria di regalità che a noi fa pensare a una dea. E se fosse semplicemente la donna di allora così importante e rispettata da essere così naturalmente rappresentata?

Non lo sapremo mai ma vedendo come è spesso rappresentata o si lascia rappresentare la donna oggi, non può che farci riflettere.

Museo Cagliari Sinis TableTante statuette, più o meno piccole e ben conservate. Anche quelle più stilizzate risalenti al Neolitico medio – Età dela Pietra. Pur schematizzate geometricamente in una lamina in pietra, queste donne sono semmai ancora più eleganti nei loro seni simmetrici e nella sagoma slanciata. Un vero pezzo di design con “solo” 6.000 anni di età.

Il percorso della mostra si articola attraverso 9 teche, che raccontano e  ipotizzano come potesse essere e cosa facesse questa donna sconosciuta ma così importante. Sino ad arrivare a quelle in bronzo. Sacerdotesse? Madri ? Sorelle ? Il bronzo le ferma nell’eternità di un gesto: il guerriero , forse figlio o fratello, morente tra le loro braccia.

Infine un salto nel tempo. Sinis table telaio Museo Cagliari E ci ritroviamo al cospetto di un telaio. Scelta azzardata e sorprendente. La donna sarda è quella delle statuette della Preistoria ma è anche quella che esprime una società e sè stessa tessendo. “Schiudendo i varchi dell’ordito, come in un gioco di prestigio, e insinuando le dita svelte, liberavano colombe, liocorni, grifoni, pavoncelle. Inquadrate nel rigore di fitti motivi geometrici o coronate di sorprendenti esplosioni floreali. Incantesimi a rilascio lento: per creare un copriletto illustrato potevano occorrere dei mesi. Ma, oltre agli animali del mito, di memoria medievale, e quelli quotidiani, del proprio cortile; oltre a fiori e frutti, queste nostre ave – mani ruvide e immaginazione delicata – hanno sottilmente raffigurato se stesse”. Così nella suggestiva descrizione di Bruno Piras sul pannello finale.

Diversi pannelli con foto e scritti accompagnano il visitatore. Colpisce più di tutti Sinis table blog Museo Cagliari quello che riprende particolari dalle varie  statuette. Li riporta ingranditi e abbinati tra loro, rendendoli particolarmente visibili, valorizzandoli nel confronto ma soprattutto riempendo la vista di linee ed espressioni dal passato che ai nostri giorni, così intense quanto semplici,  non sapremmo più ripetere.  Le mani. I corpi. Gli occhi.

Chiedo ad Angelina chi l’abbia fatto. Mi risponde col nome di chi l’ha stampato. “ Non hai capito, voglio sapere chi ha scelto e progettato la composizione”. “Perché? “, mi chiede con la sua solita diffidenza.  “Perché è molto ben fatta, mi è piacciuta. Al livello di quelle che mi è capitato di vedere in grandi mostre e musei di qualche Capitale anche fuori dall’Italia”.

Va beh. Dalle mezze risposte, Angelina non ama vantarsi del proprio lavoro, capisco che è un’altra delle sue straordinarie opere grafiche.

testi e foto Daniela Meloni